sabato 21 maggio 2016

12 souvenir veneziani degli anni '70, '80 e '90


Essendo nato e cresciuto nel cuore della Venezia storica lagunare, fin da piccolo ho vissuto circondato da bancarelle e negozi di articoli per turisti. Maschere, oggetti in vetro, magliette e peluche hanno sempre rappresentato per me una sorta di "normalità", tant'è che ogni volta in cui mi trovo all'estero non ho mai trovato un particolare interesse nei confronti dei vari mercatini destinati ai visitatori: oggetti simili li ho sotto gli occhi 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ma come sono cambiati i souvenir veneziani nel corso dei decenni? In questo post voglio riesumare alcuni souvenir vintage che, per via del progresso tecnologico o semplicemente per cambiamenti culturali sono spariti dalla circolazione. E voi li ricordate?


01) Cartoline

immagine da kijiji.it

Ogni negozio o bancarella che si rispettasse aveva al suo esterno almeno un espositore rotante di cartoline; questo perchè era consuetudine inviare ai propri cari un'immagine, una testimonianza del proprio viaggio direttamente dal luogo di vacanza, in un'epoca nella quale internet e i social network ancora non esistevano. Impossibile per chiunque sia stato a Venezia nel corso degli anni '80 e '90 non ricordare quella recante la scritta "Venice by night" che a seconda della versione riportava un semplice cartoncino nero, oppure un paio di seni. Mulatti. Le cartoline ovviamente non sono sparite, ma attualmente ricoprono una fetta irrisoria dei souvenir veneziani.


02) Diapositive

immagine da delcampe.net

Per lo stesso motivo, pure le diapositive sono scomparse dal mercato degli articoli per turisti. Per le nuove generazioni che non lo sapessero, le diapositive erano dei piccoli fotogrammi raffiguranti luoghi tipici e caratteristici, da inserire in un apposito macchinario e da proiettare sul muro di casa, mostrandole agli amici come si fosse al cinema. Erano vendute all'interno di grandi fogli di plastica con le taschine, che venivano appesi sulle bancarelle con appositi mollettoni.


03) Macchina fotografica giocattolo

immagine da ebay.ie

Anche i bimbi avevano la possibilità di portarsi a casa qualcosa di simile, attraverso bizzarre macchine fotografiche giocattolo di plasticone colorato. Ovviamente non funzionanti, questi dispositivi contenevano al loro interno una serie di immagini veneziane, che era possibile vedere posizionando l'occhio vicino all'apposita finestrella, e passando a quella successiva premendo un pulsante. Esisteva anche la versione "videocamera", con lo stesso identico meccanismo, ma dalla forma più allungata, ispirata probabilmente ad un modello già sorpassato, da non farmi nemmeno capire di cosa si fosse traffato.


04) Orsetto gondoliere

immagine da ebay.it

Un paio di decenni or sono, impazzavano nell'immaginario collettivo i cosiddetti "Orsetti del cuore", ed ogni bancarella aveva il suo angolo zeppo di peluche colorati che ne prendevano ispirazione. Erano incredibilmente kitsch, disponibili in tinte improbabili come fuxia, giallo acceso, verde pisello e azzurro nazionale, tutti accomunati da un aspetto talmente brutto da farmi mettere in dubbio il fatto che proprio di orsi si fosse trattato: avrebbero potuto essere gatti, koala, o raffigurazioni di isterici barboncini uguali a quelli solitamente in dotazione ad attempate signore snob. Nel corso degli anni '80 gli orsetti gondolieri erano ovunque, ma il web sembra averne cancellato ogni traccia: non vi dico con quanta fatica sia riuscito a trovarne un'immagine, pubblicata un tipo che sta cercando di liberarsene. È stato veramente sorprendente, qualche anno addietro, trovarne uno (azzurro) a Dubrovnik, che faceva ancora bella mostra di sè su uno scaffale come ricordo indelebile di un weekend passato in terra veneziana.


05) Specchi di Murano

immagine da yourmurano.com

Quando la possibilità di spesa del turista era ancora tutto sommato elevata, non c'era bancarella o negozietto che non avesse riservato un angolo o una parete a questi begli specchi Made in Murano, caratterizzati dal bordo decorato con motivi floreali. In un'epoca come quella odierna, dominata da botteghe-tutto-un-euro, ne avevo completamente cancellata l'esistenza, finchè un annuncio trovato su internet è bastato a far affiorare tonnellate di ricordi legati alle mie passeggiate infantili in compagnia dei nonni, quando mi fermavo a giocare sulle panchine di marmo in zona Giardinetti Reali, accompagnato da "Ordinary world" dei Duran Duran sparata a tutto volume dai vicini stand di souvenir.



06) Bambole

immagine da ebay.it

Un'altra tipologia di souvenir vintage, un tempo gettonatissima e ora relegata al dimenticatoio, è relativa al settore-bambole in costume tradizionale. Ce n'erano di tutti i tipi: dalla dama in veste settecentesca al gondoliere, tutti accomunati da quei grandi occhioni azzurri e da quell'espressione che li rendeva simili ai pupi siciliani. Erano vendute in grandi scatole nere, con il lato frontale aperto per mostrare cosa ci fosse all'interno.


07) Penne

immagine da collezione-online.com

Un tempo strumento indispensabile per la vita quotidiana e da tenere sempre a portata di mano in borsa o in taschino, la penna ha in tempi recenti perso tutta la sua precedente importanza, soppiantata dall'immancabile smartphone che permette di scrivere appunti e memo vocali senza troppe rotture di scatole. Per inciso, anche il sottoscritto ha ormai praticamente dimenticato la capacità di scrivere a mano, ritrovandosi spesso in situazioni piuttosto imbarazzanti per colpa un handwriting incerto e stentato, ormai del tutto paragonabile a quello di un bimbo di tre anni. Detto questo, la penna con la gondolina galleggiante all'interno era un must, l'articolo da regalare agli amici senza spendere troppo, e ogni bancarella ne aveva una discreta scorta.


08) Maglietta "Hard Rock Café"

immagine da ebay.com

Per chi appartiene alle generazioni più recenti, sembrerà scontato, quasi ovvio, imbattersi nelle t-shirt griffate "Hard Rock Cafè Venezia": il locale oggi esiste, ed è situato in Bacino Orseolo. Ma nel corso degli anni '80 tali magliette erano ugualmente vendute da tutti i banchetti di Piazza San Marco, con l'idea dotare ogni giovane turista di un cimelio un po' ignorante ma originale, da sfoggiare agli amici ignari che la catena americana di ristoranti a Venezia non avesse alcuna filiale. Da bambino mi sono sempre chiesto cosa fosse questo Hard Rock Cafè, e soprattutto dove si fosse trovato, ottenendo smorfie e facce contrariate ogni volta l'avessi chiesto.


09) Gondole con la spina

immagine da m.ebay.com

Come poteva mancare a questa rassegna di souvenir veneziani il più classico degli oggetti da turista: la gondola di plastica.
Ne esistevano di ogni dimensione, dalla più minuscola a quella mastodontica, da issare su una mensola e da non togliere mai più. Le più semplici non facevano nulla, stavano semplicemente là, ma le più elaborate erano dotate di spina, che permetteva loro di illuminarsi di tante lucine colorate, a mo' di albero di Natale per tutte le stagioni.
Il massimo del kitsch sopraggiungeva quando, a prua, era presente una ballerina in tutù.


E se la carrellata di souvenir legali si è ormai esaurita, direi che è giunta l'ora di passare a quelli "sottobanco"; ecco a voi gli articoli vintage venduti dagli abusivi dell'epoca.


10) Scarpe Lambada

immagine da ebay.com

La canzone dei Kaoma impazzava su ogni radio e stazione televisiva, e cavalcando l'onda del suo travolgente successo vennero messe in commercio delle minuscole scarpine di plastica made in Taiwan, che una volta accese si muovevano per simulare un ballo, accompagnate da un cicalino interno che eseguiva la melodia principale.
Erano solitamente vendute sui ponti, da smunti abusivi di origine asiatica, e quando il traino del tormentone si esaurì, vennero sostituite dal mini-cagnolino abbaiante e dal
soldato strisciante che ogni tre/quattro passi sparava.


11) Ninja attaccosi

immagine da amazon.com

Gli antenati dei peleka, dei luki-luki, delle magic ball, o come altro vogliamo chiamare quelle orripilanti palline di slime che si spiacciacano sul cartoncino. I ninja attaccosi erano venduti dai bengalesi in zona merceria, e rappresentavano l'incubo dei negozianti, che la mattina dopo trovavano le proprie vetrine ricoperte di migliaia di tacche lasciate dagli arti di questi pupazzetti molli che, una volta lanciati, scendevano lentamente a terra agguandandosi alla
liscia superficie del vetro.


12) Pupazzi "magnetici" danzanti

immagine da deevi.com

Per finire in bellezza, ecco quella che a mio avviso puó essere considerata una delle più grandi truffe ai danni dei turisti dalla mente meno sveglia: i pupazzi "magnetici" danzanti.
Si trattava di semplici figure di cartoncino, raffiguranti i personaggi della Disney (ricordo Paperino, Topolino e Minni), tagliate dal bacino in giù, e che recavano nella loro estremità inferiore dei fili neri con attaccati due pesetti, per simulare gambe e piedi. I bengalesi li posizionavano astutamente tra un piccolo stereo e una strana valigetta nera, e una volta accesa la musica, sembravano ballare da soli. Incuriosito da tale prodigio, mi recai personalmente a chiedere come fosse possibile, ottenendo come risposta dal venditore "onde magnetiche". Difatti non di rado l'abusivo li "ricaricava", sollevandoli e passandoli davanti allo speaker. 
Un giorno una zia me ne regaló uno raffigurante Topolino: aprii il sacchettino e mi trovai di fronte ad una delle più grandi delusioni della mia infanzia. Altro che "onde magnetiche": i pupazzi ballavano perché mossi da un filo da legare al dito, o, nel caso di chi li vendeva, da un automatismo presente nella valigetta. Fu da allora che iniziai a diffidare da qualsiasi articolo fosse venduto per la strada: il Topolino che non ballava da solo fu un trauma che mi accompagnerà, probabilmente, per il resto della mia vita.


Nino Baldan



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