martedì 19 gennaio 2016

10 giochi arcade a caso - seconda parte (memorie dalla sala giochi)

immagine da gamesblog.it

Ecco il primo post del 2016, che a grande richiesta tornerà a trattare il tema della nostalgia videoludica in campo arcade! Come nel primo articolo di questa rubrica, non mi limiterò a retro-recensire i cabinati da sala della mia infanzia, anzi, non lo farò affatto: mi concentrerò invece sui ricordi e sulle emozioni a pelle che questi fantastici giochi sono riusciti a donarmi, invitando anche voi a condividere le vostre memorie nei commenti.
Siete pronti? Si parte!


11) Toki (1989)

immagine da emuparadise.me

Questo cabinato era presente ovunque: al Lido, in montagna, e in qualunque sala giochi avessi messo piede. Un semplice platform con la grafica in stile Megadrive, al quale io spendevo qualche gettone nonostante la mia inguaribile preclusione mentale verso qualsiasi prodotto made in Sega: le mie partite iniziavano e concludevano sempre allo stesso modo, con la mia morte all'interno del primo livello di gioco. Il casco in dotazione dello scimmione era bello, peró.


12) The Simpsons (1991)

immagine da game-oldies.com

All'epoca nella mia scuola elementare impazzava la cosiddetta "Simpsons mania", ed ogni gadget legato alla serie aveva assunto un livello quasi divino, visto l'aspetto "adulto" del cartone che lo faceva a dir poco risaltare nel panorama televisivo del momento. In una mia scorrazzata alle giostre di Riva degli Schiavoni mi ero imbattuto casualmente in questo picchiaduro a scorrimento Konami dotato di quattro postazioni, che in maniera non dissimile a "Teenage Mutant Ninja Turtles" permetteva di utilizzare un diverso personaggio a seconda di dove ci si mettesse a giocare. Fu uno dei pochi arcade game che volli assolutamente terminare, mandando compulsivamente mio nonno a comprare nuovi gettoni ogni volta che la barra di energia stava per terminare. Vedere la schermata dei titoli con l'intera famiglia che si incamminava verso l'orizzonte fu una delle soddisfazioni più grandi della mia infanzia. Pregai per anni per entrare in possesso di una sua conversione casalinga che peró non arrivó mai, se non per il Commodore 64, macchina che non possedevo.


13) Road Blaster (1987)

immagine da ilovethe80s.com

Uno dei miei giochi automobilistici preferiti, del quale avevo cancellato ogni ricordo e che è riaffiorato nella mia memoria soltanto grazie ad un video visto per puro caso su Youtube un paio di giorni fa. Da bravo veneziano purosangue, ho sempre associato l'automobile a lunghi e noiosi spostamenti per le vacanze, di conseguenza la presenza di un tasto per sparare agli avversari dava indubbiamente una marcia in più ad un titolo sul quale non avrei speso un centesimo. Il cabinato era posizionato vicino all'ingresso della sala giochi in Piazza Negrelli a Fiera di Primiero (TN) dove mi recavo in villeggiatura, e raccogliere sfere verdi e rosse lungo la carreggiata per incrementare "fuel" era sempre la mia prima azione del pomeriggio. Grazie a chiunque me l'abbia fatto ricordare.


14) Fatal Fury (1991)

immagine da otakusilver.online.fr

Già appassionato di Street Fighter II, venni rapito da questo cabinato SNK presente nella stessa sala giochi montana che metteva a disposizione Road Blaster. Cosa mi colpì? Innanzitutto la possibilità di scegliere tra un set di soli 3 personaggi, che nella mia testa lo avvicinava di più ad un picchiaduro a scorrimento che ad uno ad incontri; poi da quella sfilza di nemici "misteriosi" e non selezionabili, dei quali sono sempre riuscito a batterne soltanto uno. Al massimo. Tra un round e l'altro variavano l'orario del giorno e le condizioni atmosferiche, e personaggi come Duck King e Tung Fu Rue (clone del Maestro Muten, ma all'epoca non potevo saperlo perchè completamente all'oscuro di cosa fosse "Dragon Ball") rimangono ancora ben stampati nella mia memoria di bambino.


15) Hang On (1985)

immagine da en.wikipedia.org

Altro gioco Sega, ambientato stavolta nel mondo del motociclismo. Esistevano diverse versioni del cabinato: uno con un semplice manubrio montato sotto lo schermo (che dovunque me ne fossi imbattuto aveva sempre il freno o l'acceleratore rotti a seguito di probabili atti di vandalismo) o con tanto di moto plasticosa sulla quale issarsi per provare l'ebbrezza di sfrecciare davvero sulle piste. Non ci ho mai messo un gettone, e i motivi, andando a ritroso nella mia memoria, sono i seguenti: 1) "Hang on" quando lo vidi era già datato, e il senso di realismo era già andato a farsi benedire; 2) ad aggiungersi alla cattiva reputazione delle sale giochi in generale, vi era l'accostamento con l'ambiente delle moto; e per un bambino chi è che faceva il centauro per le strade se non i delinquenti? Ecco, io un delinquente non lo sarei mai stato, quindi manco morto avrei giocato ad "Hang on". Perchè si comincia sempre così: una partita oggi, una rapina in banca domani.


16) Super Sidekicks (1992)

immagine da arcade-museum.com

In assoluto uno dei giochi di calcio che reputo tuttora più giocabili e divertenti, "Super Sidekicks" era uno dei fiori all'occhiello della sala giochi della pizzeria "Il caminetto" di Tonadico (TN), chiamata amorevolmente "il sotterraneo" per la sua posizione ubicata al di sotto del manto stradale attraverso una scaletta di cemento composta da numerosi gradini, e nella quale aleggiava un nostalgico profumo di muffa. Ricordo quell'irrinunciabile senso di affanno che cresceva man mano che ci si avvicinava all'area avversaria, finchè la scritta "SHOOT" non faceva capolino sopra la testa del giocatore controllato, permettendo un'adrenalinica quanto impaziente conclusione a rete.


17) Samurai Shodown (1993)

immagine da multiplayergames.com

Un'altra delle "perle" del "sotterraneo", un altro picchiaduro SNK ad incontri, stavolta ambientato nel Giappone Feudale. L'intro parlato in Giapponese era davvero da pelle d'oca, e non appena il combattimento aveva inizio, si veniva catapultati in un orgasmo di zoom e di effetti che fino a quel monento non avevo mai visto. Il mio combattente preferito? L'americano Earthquake, che grazie alla sua falce a catena riusciva a tenere a distanza gli avversari e a vincere round su round solo grazie alla pressione contemporanea di due tasti. Ritrovai "Samurai Shodown" qualche anno più tardi a Venezia, nel negozio Wonderland di Calle dei Boteri che ora vende ghiaccioli, precisamente nella sua conversione per Game Boy: lo acquistai subito a scatola chiusa, e riuscii addirittura a soprassedere agli omini supedeformed alti una decina di pixel. Quello era il gioco, e io l'avevo.


18) Punisher (1993)

immagine da playlegit.net

Continua la carrellata dei cabinati presenti nel "sotterraneo": qui si parla stavolta di un picchiaduro a scorrimento made by Capcom, che per ogni intenditore significa "garanzia di qualità". Il protagonista aveva a disposizione numerose armi, tra le quali addirittura una pistola, ma la particolarità di questo gioco era un malfunzionamento, attraverso il quale era possibile ottenere crediti infiniti con la sola pressione del tasto "start". Giocai per una buona mezz'ora attraverso i livelli, ma arrivato ad un boss piuttosto arrabbiato mi accorsi con sommo dispiacere come il "trucco" non funzionasse più, facendomi perire in maniera angosciante e assolutamente impotente.


19) Pac-Land (1984)

immagine da it.wikipedia.org

Questo vecchio cabinato era stato posizionato al Parco Vallombrosa di Fiera di Primiero (TN) a fianco del più blasonato "Double Dragon". Leggo ora su Wikipedia di come abbia rappresentato una pietra miliare in quanto primo gioco arcade a presentare lo scorrimento laterale, ma per me era: vecchio e per bambini, con i fantasmini che addirittura viaggiavano in macchina. Non ricordo se effettivamente qualcuno nel 1991 inoltrato ci giocasse ancora. 


20) Out Run (1986)

immagine da vgnetwork.it

Concludo la rubrica odierna con uno storico gioco automobilistico Sega, che inaspettatamente mi prese molto, per via della grafica dettagliata e (all'epoca) realistica, e per lo sterminato percorso a bivi che la Ferrari guidata dai protagonisti poteva percorrere. Il volante del cabinato aveva una sorta di effetto force feedback che lo faceva tremare all'impazzata ad ogni piccolo urto; ma la vera droga legata a questo gioco era la colonna sonora in stile fusion, che aleggiava per tutta la sala giochi ogni volta che un tizio ci avesse inserito un gettone. 



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Nino Baldan





 

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