sabato 6 dicembre 2014

Le 12 parole che le nonne sbagliavano (quinta parte)

Continua il grande successo della rubrica dedicata agli strafalcioni delle nonne veneziane (e non solo, almeno da quanto mi segnalano gli amici lettori da tutta Italia), al punto che, nella top ten dei post più letti, nelle prime otto posizioni troviamo la prima, la seconda, la terza e la quarta puntata!


49) "Rosbi"


immagine da lascelta.com

Iniziamo con un taglio di carne che ha spesso caratterizzato le mie cene a casa delle nonne: la bistecca di rosbi. Il rosbi veniva anche cucinato al forno, con qualche ramoscello di rosmarino e tagliato a fette: il rosbi all'inglese. "Tesoro, stasera ti faccio due fettine di rosbi".
La fama di questa specialità aveva all'epoca raggiunto anche i cartelloni dei macellai e delle trattorie locali, sulle quali lavagnette capeggiava scritto proprio così, o talvolta timidamente inglesizzato con la "f" finale: rosbif.


50) "Russazione"


immagine da noene-italia.com

Nel dialetto veneziano esiste il termine "russar", che tradotto letteralmente significa "strisciare", "abradere". E' quindi probabile che la "lussazione" sia stata trasformata in russazione perché nell'immaginario delle nonne l'osso non sarebbe fuoriuscito dalla sede, bensì si sarebbe non meglio specificatamente abraso.
"La Maria è in ospedale perché si è russata una spalla".


51) "Il tempo"


immagine da tubeofmusic.com

Il tempo era l'ossessione dei miei nonni e di mia zia, il loro attimo preferito della giornata.
Veniva mandato in onda la sera, prima del telegiornale, e per me, bambino vivace e rumoroso, rappresentava un momento di assoluta sacralità, durante il quale bisognava rispettare un silenzio tombale. "Sssssss! C'è il tempo!!!".
Gli anziani di casa rimanevano muti ad ascoltare, cercando di memorizzare lessico e termini per poterli utilizzare come argomento di conversazione nella giornata successiva; avevano inoltre imparato a conoscere i diversi meteorologi che si alternavano sullo schermo: il loro preferito era "Barba", perché giudicato più attendibile. Se lo diceva "Barba", aveva ragione per forza. Ce n'era anche un altro, che suscitava qualche critica ma sempre in modo amorevole, ma quando sul video appariva una "signorina", giù con proteste e insulti.
"aaaaaaaa ea signorina i mete stasera? E Barba dove xeo ancùo?", nella convinzione che le previsioni fossero scritte direttamente da chi compariva in video.
Quando in televisione c'era il tempo, guai anche a tossire.


52) "Magalli"


immagine da roaringcocktails.blogspot.com

Non che le mie nonne fossero state chissà quali bevitrici, si limitavano al bicchiere di vino durante i pasti. Ma in montagna, complice il passato di ristoratrice di una delle due, era stata allestita una vetrinetta dei liquori, con vari amari, grappe e liquori che venivano offerte ai vicini e agli ospiti di passaggio per la casa. Uno dei più gettonati era il Magalli
"Al Panorama gera in offerta el Magalli?"


53) "il Pallicano"


immagine da ecodibergamo.it

Da quando è stata aperta la catena, io l'ho sempre sentita chiamare il Pallicano, con la "a".
Non sono tuttavia mai riuscito a capire se le nonne conoscessero il volatile dal quale il supermercato ha preso il nome, ritenendo che fosse chiamato così anche dagli ornitologi.
O piuttosto che il proprietario del gruppo provenisse dall'ipotetica località di Pallico: il pallicano.


54) "Febblo"


immagine da aula13.altervista.org

Quando da piccolo venni ricoverato in ospedale in seguito ad una broncopolmonite, per le nonne mi venivano somministrate le febblo, in una probabile assonanza con il termine "febbre". Le febblo perché facevano passare la febbre.
"Amore stai fermo che si no ti viene via la febblo che ti hanno attaccato".


55) "Aradio"


immagine da leradiodisophie.net

Nell'immaginario collettivo delle nonne, non si sa per quale precisa ragione, la "radio" doveva per forza essere maschile, eccola quindi mutuata in aradio, per via di una "a" che lascia l'articolo e si congiunge con il sostantivo. Strafalcione impercettibile durante il parlare comune, ma che appariva evidente in caso di concordanza con aggettivi o participi passati ("ti ho preso un aradio piccolO", "l'aradio si è rottO") o quando subentrava il diminutivo ("ti sei portato l'aradiettO?").


56) "I tedeschi"


immagine da underneathibizia.com

Verso la fine degli anni '80 e l'inizio del '90, iniziarono a proliferare in tutta Italia i cosiddetti "discount", ovvero supermercati all'interno dei quali i prodotti, spesso di sottomarca, venivano accatastati all'interno dei loro imballaggi, per garantire un costo minore al consumatore. Non importava la nazionalità della catena, per le nonne erano sempre i tedeschi. "Amore, guarda cosa ti ho preso dai tedeschi", e mi veniva consegnata una cioccolatina dal nome assurdo tipo "Richard", dalla confezione improbabile, dalla consistenza secca e dal gusto più simile al caffè che al cacao.
"Nonna, ti sei fatta imbrogliare, non sai che le cose che non appaiono in TV non sono da comprare!" (secondo quello che pensavo da piccolo, punto 19). 


57) "Samafaro"


immagine da aipcr.it

Perché utilizzare tutte quelle vocali quando la "a" va bene comunque?
D'altronde, per delle nonne veneziane abituate ad una vita pedonale, il samafaro era qualcosa di inconsueto, che non rientrava nel linguaggio comune, di conseguenza qualche piccola inesattezza nella sua dizione era perdonabile, diciamo.
"Guarda che bella pista per le macchinine, c'è anche il samafaro".


58) "Sottonombolo"


immagine da ramassotto.it

Un altro taglio di carne, caratterizzato dalle fettine che le nonne mi preparavano in padella, con olio, burro e rosmarino, in alternativa al rosbi: il sottonombolo. Non nego la mia convinzione, fino a pochi anni fa, che fosse veramente quello il suo nome italiano, finché visitando un sito di macelleria ho letto un trafiletto sul "sottolombo", chiamato anche "sottofiletto". Il sottonombolo è quindi un'italianizzazione forzata della corruzione sottonombo, ma talmente radicata nella popolazione veneziana da entrare addirittura nei menù di ristoranti e trattorie: "tagliata di sottonombolo".


59) "Ross Ross"


immagine da iloveindia.com

Parola sentita dire in chissà quale film o telenovela, Ross Ross spesso non si riferiva necessariamente alla Rolls Royce, ma stava ad indicare generalmente un macchinone costoso e di lusso, in una città come Venezia dove la maggior parte degli anziani di automobili aveva solo sentito parlare.
"Ciò, ti ga visto co che po po de Ross Ross che el xe rivà?".


60) "ICS"


immagine da meteoweb.eu

E concludo anche questo quinto appuntamento con l'ultima parola per oggi: l'ICS.
Non ho mai capito se fosse un'abbreviazione della parola originale "ictus", o se nella mente delle nonne stesse ad indicare semplicemente la lettera dell'alfabeto, fatto sta che durante la mia infanzia ho sempre sentito parlare di "persone che facevano l'ICS".
"Fare un ICS", forse, per i nostri anziani significava essere spacciato, come se i medici avessero messo una croce sulla cartella clinica del malcapitato. Una ICS, quindi.

Nino Baldan

leggi la sesta parte



Gli altri articoli sulle 12 cose

Le 12 parole che le nonne sbagliavano (quarta parte) (29/11/2014)

Le 12 parole che le nonne sbagliavano (terza parte) (18/11/2014)

Le 12 parole che le nonne sbagliavano (seconda parte) (15/11/2014)

Le 12 parole che le nonne sbagliavano (prima parte) (12/11/2014)

Le 12 cose che pensavo quando andavo alle medie (06/11/2014)

Le 12 cose che pensato quando ero piccolo (seconda parte) (02/11/2014)

Le 12 cose che pensavo quando ero piccolo (prima parte) (26/10/2014)

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