lunedì 15 dicembre 2014

10 stranezze dalla Turchia (cose turche)

Sono appena tornato da un viaggio di piacere di quattro giorni ad Istanbul.
"Perché Istanbul?" chiederete voi. Per fare un tuffo in una cultura "diversa", dove poter constatare con i miei occhi come altro popolo con origini, religione, cultura e tradizioni differenti sia arrivato al ventunesimo secolo. Certo, viviamo in un mondo globalizzato, certe soluzioni ormai sono condivise praticamente dappertutto… oppure no? Ecco (in ordine sparso) 10 cose insolite che hanno suscitato curiosità in un italiano come me non avvezzo alle consuetudini turche.


1) Durante i pasti si beve yogurt salato



Essendo un paese a maggioranza musulmana (calcolata intorno al 90-95%), gli alcolici non trovano normalmente posto sulla tavola dei turchi. Quindi, con cosa accompagneranno i pasti, oltre che con il tè? Con una bevanda tipica chiamata Ayran, che non è altro che…normalissimo yogurt bianco, dalla consistenza liquida, condito con il sale!
Com'è? Il primo sorso lascia un po' straniti, d'altronde per un Italiano lo yogurt è soltanto dolce, ma dopo aver messo in bocca un pezzo di arrosto o di qualsiasi altra pietanza (soprattutto se speziata), assicuro che il salato non si sente più, e si ha l'impressione quasi di bere un latte meno dolce e meno grasso.


2) I WC hanno il bidet incorporato



Il secondo paese al mondo, oltre al Giappone, nel quale io mi sia imbattuto in questo dispositivo. In Turchia il getto d'acqua non è regolabile attraverso pulsanti presenti a lato della tavoletta, bensì da un rubinetto presente sul muro.
Un duro colpo per chi immaginava il Paese attrezzato con i famigerati "bagni alla turca", e metteva in dubbio l'effettiva pulizia del suo popolo...


3) La Turchia ha la sua pizza


La pizza non è solo una faccenda napoletana: è infatti di un piatto comune a molte regioni del Mediterranee, in ognuna delle quali si è sviluppato in modo diverso.
Qui in Turchia si chiama pide, ha la forma di una canoa, e al posto della base di pomodoro e mozzarella è ripiena di carne speziata (di agnello, vitello o pollo) con pomodori e/o peperoni. Ne esistono numerose varianti, con salume di manzo e formaggio, oppure con l'aggiunta di uovo, ed è possibile ordinarla anche chiusa, a mo' di calzone.
Dopo una lunga camminata fino alla zona di Fatih, ho potuto gustarne una in una pideria artigianale con forno a legna ("Fatih Damak Pide"), sorseggiando un tè caldo, circondato soltanto da gente del posto (compreso un imam), mentre la tv trasmetteva un programma di musica tradizionale.


4) Esistono distributori automatici di mazzi di fiori


Avete un appuntamento galante, si è fatto tardi, e non c'è alcun fiorista sottomano?
Niente paura, direttamente dalla stazione ferroviaria di Zeytinburunu ecco il distributore automatico di mazzi di fiori: si inseriscono le lire turche nell'apposita fessura, ed ecco sbucare il bouquet selezionato. Anche perché, a differenza dell'Italia, non ho visto in giro alcun venditore abusivo di rose, sebbene ce ne fossero di ombrelli, razzetti luminosi e trottole.


5) La merce contraffatta è in vetrina nei negozi


Ecco la mia sorpresa più grande: gli articoli contraffatti sono esposti non solo nelle bancarelle del Gran Bazar e delle zone periferiche, ma perfino nelle vetrine delle boutique del centro. Probabilmente, non essendo parte dell'Unione Europea, la Turchia non è soggetta a controlli internazionali; e pur essendo di fatto illegale, la vendita di imitazioni è comunque tollerata, in quanto foriera di introiti inimmaginabili nel settore del turismo.
Sono molti infatti i viaggiatori del falso, in gran parte anche dall'Italia, che si recano nel paese musulmano per ottenere borse, cinture e accessori simil-griffati al 10%, 20% del costo dell'equivalente originale.
I negozianti d'altronde non si nascondono dietro ad un dito: ammettono la contraffazione, sono pronti ad indicare le differenze con il prodotto di marca (le cuciture, le cerniere), decantando in ogni caso la qualità del pellame made in Turkey utilizzato per la realizzazione. Anche le etichette sono in qualche modo "oneste", e riportano scritte come "prodotto realizzato secondo il know-how stilistico della casa di moda italiana".


6) Il loro kebab NON è il nostro kebab

Shish kebap: kebab in spiedino

La parola kebab (o, in turco, kebap) indica semplicemente un arrosto, non necessariamente su uno spiedo rotante. Quindi, ordinando un kebab avremo semplicemente un piatto di carne arrosto, nella stragrande maggioranza dei casi di agnello (ma anche di pollo, vitello, manzo o vegetariano), accompagnato da riso, verdure o patate.
Il döner kebab ("kebab che gira", servito in un panino) e la sua variante dürüm kebab (in una piadina) sono relativamente rari, e si sono diffusi in Europa dal 1972, con l'immigrazione in Germania dell'imprenditore turco Kadir Nurman, ideatore del modo veloce e pratico di servire la pietanza. E paradossalmente ad Istanbul ci sono molti, moltissimi meno kebabbari rispetto che in una normale città del nord-italia.


7) Dopo cena si fuma il narghilè


Visto lo scarso consumo di alcolici per motivi religiosi (sebbene molti giovani ne facciano comunque un uso moderato), il dopocena turco è spesso caratterizzato dal fumo del narghilè. Numerosi locali ne sono provvisti: si ordina dal menù la fragranza preferita (mela verde, menta, limone, melone, anguria, cappuccino…), ed il cameriere arriva recapitando al tavolo il dispositivo, occupandosi personalmente dell'accensione aspirando con forza dal tubicino. Ogni commensale avrà a disposizione un bocchino personale, consegnato in una bustina di cellofan sigillata.
L'acqua contenuta nel recipiente raffredda il fumo diretto ai polmoni, rendendolo meno "forte" e quindi più piacevole; l'unico intralcio alla tradizione viene dalle recenti norme antifumo imposte dal governo Erdogan, che costringe i gestori non dotati di saletta fumatori a fornire miscele con basso contenuto di nicotina, se non completamente prive.
Una scatola in mio possesso, portata in Italia come souvenir, contiene soltanto glucosio, glicerina, aromi, erbe.


8) Le strade sono piene di gatti


Un'altra cosa che mi è saltata subito all'occhio durante il mio soggiorno ad Istanbul è stata l'altissima presenza felina in ogni angolo delle strade: si tratta di gatti randagi, che in pratica sono stati "adottati" dai negozianti della città, che forniscono loro cibo, ciotole dalle quali abbeverarsi e frequenti carezze.
Le loro condizioni di salute appaiono buone, come la loro pulizia: non è raro vedere fuori dalle botteghe commesse intente a coccolarli e a parlare loro con voce dolce. Istanbul con i suoi vicoli, le sue zone pedonali e i suoi numerosi nascondigli appare un habitat ideale per le loro passeggiate, permettendo ai gatti di sviluppare un rapporto di pacifica convivenza con l'uomo, del quale non sono spaventati, e con il quale collaborano liberando la città da ogni tipo di roditore.


9) Le Air Action non sono Vigorsol ma Vivident


Entrato in un negozietto, mi avvio spedito verso l'espositore delle gomme, e noto subito qualcosa che non va: le gomme da masticare Air Action non sono Vigorsol ma Vivident!

Air Action Vivident? L'enigma è subito svelato: entrambi i marchi sono di proprietà dell'italiana Perfetti, che a seconda dei mercati decide quale dei due nomi sia più commercializzabile. E io che pensavo di trovarmi in un universo parallelo, come nel film "Last action hero", dove ad apparire sui poster di Terminator 2 era Sylvester Stallone, non Arnold Schwarzenegger.


10) La carne di maiale non esiste


A differenza degli alcolici (supertassati: ho pagato 8 EURO un bicchierino di bianco), la carne di maiale è invece completamente inesistente.
I salumi, accuratamente salati e speziati, sono tutti a base di manzo o pollo, e neppure da McDonald's o Burger King è possibile avere una fettina di pancetta: i vari Crispy McBacon e Double Bacon Cheeseburger semplicemente non esistono.
A detta di un cameriere, è possibile comprare rarissime fette di prosciutto, nascoste tra carni esotiche ed inconsuete, soltanto in alcune grandi catene di distribuzione, localizzate fuori città. La reperibilità del maiale in Turchia è pari a quella dello struzzo in Italia.
Forse addirittura inferiore.


Nino Baldan

Metti "mi piace" alla Pagina Facebook del Blog per rimanere sempre aggiornato!

Nessun commento:

Posta un commento

Share This

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...