domenica 26 ottobre 2014

Le 12 cose che pensavo quando ero piccolo (prima parte)

Ok, l'argomento è già stato trattato in giro per il web, ma voglio scrivere un mio personale post sul tema: voglio parlare di tutte quelle convinzioni in buona fede, intrinseche dell'essere bambino, che hanno condizionato la mia prima infanzia, e che poi, in modo più o meno traumatico, sono state man mano smentite.
La discussione è aperta per tutti quelli che vorranno partecipare!
Divertiamoci un po'!


1) I bancomat erogavano soldi illimitati

immagine da ilgiornale.it

Ebbene sì: quelle macchinette poste qua e là per la città, dove la gente si appostava, inseriva una tessera, ed ecco uscire il denaro! Per un bambino come me l'esistenza di un conto era qualcosa di astruso e inconcepibile, ed ogni volta che volevo un giocattolo o che venisse accontentato un mio qualsivoglia capriccio, non riuscivo a capire perché mia mamma non si recasse al più vicino bancomat e prendesse i soldi. Tanto, escono! Basta mettere dentro la carta, no?


2) I bambini nascevano in automatico

immagine da archive.forumcommunity.net

Ovviamente l'argomento inerente il concepimento non è qualcosa da spiegare dettagliatamente ad un fanciullo, ma la mia convinzione era che i bambini arrivassero in maniera automatica, l'importante era che i due partner fossero sposati, in chiesa.
Saranno stati tutti quei discorsi che sentivo fare sui "doni del Signore": Dio avrebbe deciso, se dopo un anno, due anni, cinque anni, di mandare un figlio, l'importante era aver sancito il matrimonio in maniera religiosa. E se dopo anni di matrimonio il pargolo non arrivava? Semplice: non si era stati abbastanza fedeli alla Chiesa! Ma questo argomento lo approfondirò al punto 6.


3) la perdita di un lavoro era una cosa positiva

immagine da gazzettadellavoro.com

Sentivo spesso dire in giro: "è stato licenziato". Ed io non riuscivo proprio a capire la tristezza, il dramma dell'individuo che subiva la perdita di un posto di lavoro: non lavora più? Meglio! Può rimanere a casa a guardare la TV, andare a passeggiare.
Il lavoro per un bambino poteva apparire come una versione adulta della scuola, una sorta di obbligo dal quale cercare in tutti i modi di svincolarsi; mi erano infatti oscure le dinamiche relative al mantenimento della famiglia, dando per scontata l'esistenza di una mamma per tutti che avesse potuto provvedere al sostentamento quotidiano, magari utilizzando i famigerati bancomat illimitati del punto 1.


4) il corpo era un contenitore pieno di sangue

immagine da respiriamoverde.com

Ogni volta che mi ferivo usciva del sangue: cosa avrà mai voluto dire? Che in realtà l'essere umano fosse soltanto un contenitore, come una borsa dell'acqua calda, con all'interno un'enorme quantità di sangue. A testimoniare ciò, in numerosi film si assisteva ad uno copioso spargimento di emoglobina ogni volta che qualcuno veniva in qualsivoglia modo colpito, con armi bianche o con proiettili; per di più, il modo più comune di morire era dissanguato: il sacco viene bucato, si sgonfia.
Curioso era anche il concetto di digestione: il cibo sarebbe entrato nel sangue, modificato in qualche modo, ed espulso sotto forma di feci. La pipì probabilmente era il liquido in eccesso contenuto nel sangue.
Forse non è così difficile pensare perché i miei mi abbiano regalato l'intera catena di "Esplorando il corpo umano"…


5) la sigla del TG1 era l'imitazione di uno sciacquone


Ebbene sì, non chiedetemi il perché  ma ero convinto che il jingle d'apertura del TG1 non fosse stato altro che la riproduzione, in modo melodico, del suono che si otteneva tirando l'acqua del water. Sarà stata la limitata esperienza musicale di un bambino, ma davvero era quello il suono che trovavo più simile.


6) la religione era una faccenda a punti

immagine da cieliparalleli.com

Complice la mia frequentazione dell'asilo delle Suore Imeldine, mi ero fatto un'idea tutta mia della religione cattolica: Dio era un essere invisibile, che vigilava in maniera imprescindibile sulla vita di ogni individuo. E ognuno aveva, da qualche parte, una specie di punteggio, che aumentava o diminuiva a seconda delle buone o cattive azioni commesse.
Il mio obiettivo era ovviamente raggiungere il massimo, e avrei avuto in cambio tanti benefici nei miei anni futuri.
Le azioni che avrebbero fatto salire il punteggio: pregare più volte al giorno (ed io quando ero solo ripetevo in maniera ossessiva l'Ave Maria e il Padre Nostro con la stessa convinzione con cui si fanno le serie in palestra), praticare delle rinunce (dire "no" spesso a dolciumi e caramelle), frequentare chiese e cimiteri.
Quelle invece che avrebbero fatto perdere punti: entrare in contatto con materiale di altre (false) congregazioni religiose, parlare con persone non credenti, inclini al peccato o addirittura non battezzate. Ricordo come i miei genitori guardassero straniti il mio non voler atteggiarmi con le figlie di un amico di famiglia ateo, non capendone il perché.
Non potevo intaccare il mio record, ovvio.


7) tutti i pianeti erano stati visitati

immagine da lego.wikia.com

Ovviamente film e cartoni animati erano zeppi di riferimenti spaziali, con basi marziane, battaglie intergalattiche ed esseri di altri mondi, e di conseguenza io davo per scontato che l'uomo fosse stato più volte su Marte, Venere, Giove, Saturno e chi più ne ha più ne metta.
Non sapete il mio disappunto e la mia delusione quando scoprii il contrario, e cioè l'altro ieri.
Scherzavo…ne sono ancora convinto.


8) i popoli antichi cambiavano improvvisamente

immagine da inovemondi.forumfree.it

Su tutti i libri per bambini prima si parla della preistoria, poi dei Sumeri/Babilonesi, poi degli antichi Egizi, poi dei Greci e infine dei Romani.
Quale può essere la conclusione di un bambino di cinque/sei anni? Che improvvisamente, da un giorno all'altro, TUTTI gli abitanti del pianeta fossero diventati ad esempio da Egizi a Greci, modificando il loro modo di vestire, di venerare divinità, di scrivere.
Sarebbe stato interessante avere avuto una documentazione filmata dal preciso momento di cambiamento. Vestiti che volano, chi lo sa.


9) Michael Jackson era una donna

immagine da laweekly.com

Sarà stato il capello lungo, la voce acuta, il modo particolare di abbigliarsi, di truccarsi, ma ero quasi convinto che il cantante americano appartenesse al genere femminile. O forse era solo la sua somiglianza con un'amica di famiglia. Ma quell'alone di dubbio, unito anche alle mie convinzioni sulla religione, mi facevano in qualche modo desistere sia dall'ascoltarlo che dal guardarlo quando appariva in televisione. Vade retro Satana!


10) gli animali erano automatici

immagine da tuttozampe.com

Lontano dall'odierna convinzione che ogni essere vivente sia dotato di sentimenti, da piccolo consideravo gli animali quasi alla stregua di personaggi dei videogames controllati dal computer: camminavano, correvano, saltavano, agivano in maniera completamente automatica, tra l'altro senza sbagliare mai. Non avrebbero mai potuto cadere, farsi del male da soli: ogni loro movimento era dettato da un'automatismo perfetto.
Non sapete come mi crollò il mondo addosso quando vidi per la prima volta i video di "Paperissima" con i gatti che cadevano dalle persiane.


11) i videogiochi erano programmati col saldatore

immagine da amazingdiy.wordpress.com

Ignaro di tutti i meccanismi informatici relativi alla programmazione, ma avendo visto le schede interne alle cartucce dei sistemi dell'epoca (il NES, il Game Boy), per me i videogiochi erano realizzati da dei bravi saldatori, che a seconda di come univano i contatti realizzavano un personaggio biondo anziché moro, un ninja anziché un lottatore, e così via.
Chissà poi che casino per comporre le musiche e disegnare gli sfondi: lì si agiva con il microscopio. Ovviamente poi la scheda veniva duplicata per tutte le copie immesse sul mercato: come avrebbero potuto ripetere per migliaia di volte la stessa operazione in maniera identica, e che cavolo!


12) la gente delle medie era adulta

immagine da skuola.net

Ogni tanto all'asilo veniva a trovare la suore qualche ex-alunno ormai grandicello (intendo dodici/tredicenne), ed io mi ero fatto un grande film in testa sulle loro vite: erano alti, grandi, vestiti in modo diverso rispetto a noi, probabilmente uscivano da soli, avevano la fidanzata, in pratica, erano già passati al di là della barricata, entrando nell'era adulta.
Parlare con loro metteva soggezione ed incuteva rispetto. Gli stessi ragazzini che, visti con gli occhi di adesso, sono a tutti gli effetti bambini. Chissà cosa pensavo, all'epoca…

E voi? Avete mai pensato a cose del genere? Ne avete avuto delle convinzioni tutte vostre?
Fatemelo sapere!

Nino Baldan

leggi la seconda parte

2 commenti:

  1. Mi ritrovo perfettamente con i punti 1-2-11-1
    Veramente un bel post, molto divertente leggere con gli occhi di un bambino!

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    Risposte
    1. Grazie Matteo! Visto il successo del post sto già preparando il seguito: "altre 12 cose che pensavo quando ero piccolo"!

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