giovedì 4 settembre 2014

Il "taliàn" ovvero "anche in Brasile parlano Veneto"


Dieci anni fa ho avuto la fortuna di conoscere una ragazza, Tharini, che attualmente è la mia compagna.

Lei è italiana ma non è nata in Italia, infatti discende da quei nostri connazionali (soprattutto dalle regioni del nord-est) che tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900 emigrarono in massa verso le regioni meridionali del Brasile di Santa Catarina e Rio Grando do Sul, spinti dalla fame e dalla miseria, e che trovarono la loro fortuna in territori pianeggianti e collinari completamente liberi, dove costruirono le loro case e si dedicarono all'agricoltura.
Questo spostamento di massa dall'Italia fu incoraggiato dai governi brasiliani di allora, con l'intenzione di creare una "zona cuscinetto" nei pressi del confine con l'Argentina, che altrimenti in caso di invasione avrebbe trovato solo praterie fino a Sao Paulo.

Quando Tharini mi disse che i suoi nonni usavano ancora espressioni dialettali tipiche del Veneto, mi si aprì un mondo, ed iniziai ossessivamente a compiere delle ricerche, e scoprii il taliàn o "veneto brasiliano", la seconda lingua più parlata del Brasile, in parole povere una sorta di koinè dei vari dialetti della ex Serenissima, creata dagli emigranti dell'epoca che non parlavano portoghese, ma nemmeno data la scarsa scolarizzazione erano in grado di esprimersi correttamente in italiano ("semo taliani e parlemo taliàn").




Il taliàn fu ampiamente tollerato dalle autorità locali fino alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, quando il Brasile cambió alleanza, abbandonó l'Asse e cedette alle proposte economiche statunitensi; il presidente di allora Getulio Vargas tentó la strada del patriottismo, creando nella propaganda un ideale pan-brasiliano, e qualunque cosa avesse a che fare anche minimamente con l'Italia o la Germania fu vista con notevole astio e sospetto. Parlare taliàn in pubblico avrebbe creato non pochi problemi con le forze dell'ordine, il suo uso fu vietato, e tutta la stampa e la letteratura taliana fu sequestrata e distrutta; nelle case si nascondevano e custodivano gelosamente testi quali "Nanetto Pipetta", le conversazioni private continuavano, ma le restrizioni vargasiane ebbero i loro effetti nella cultura popolare.

Dal dopoguerra i giovani di discendenza taliana iniziarono ad esprimersi pressochè solo in portoghese, da loro considerato il linguaggio dell'informazione e del progresso, considerando il taliàn nient'altro che uno starnazzare ignorante e contadino delle generazioni passate.

Solo recentemente il taliàn ha iniziato a riacquisire importanza, e con l'avvento delle nuove tecnologie di comunicazione le famiglie hanno iniziato a scambiarsi ricordi dell'infanzia, e avere il desiderio di riscoprire le proprie radici: la città di Serafina Correa, nello Stato di Rio Grando do Sul ha addirittura proclamato ufficialmente il bilinguismo portoghese-taliàn, ed esistono anche funzioni religiose regolari effettuate in questa lingua.

Grazie ad internet, i giovani hanno iniziato a riscoprire il taliàn, creare pagine facebook, siti, canali youtube e stazioni radio nel loro idioma di origine, e rivendicano con orgoglio le figure storiche del contadino, con il cappello in testa e gli strumenti di lavoro in mano, come il cibo della tradizione, in primis la preparazione della polenta e la cultura del vino, ricordi che tra i più vecchi non si sono mai sopiti e hanno continuato a vivere tra le mura di casa e negli scambi con il vicinato.

Radio Talian Brasil, una radio online dove si parla solo taliàn

C'è qualcosa di magico nello sbarcare dopo un volo transcontinentale, giungere in una terra che per le sue colline e le sue coltivazioni combacia con il Veneto, e imbattersi in casolari rurali, accolti da persone che portano i nostri cognomi e parlano il nostro dialetto!

Attualmente (fonte Wikipedia) il taliàn è parlato da 4 milioni di persone.
Gli emigranti in Brasile non parlano l'italiano, tra loro esso è conosciuto con la parola "grammatica", e rappresenta poco o niente la loro storia e la loro tradizione, con usi e costumi che sono quasi completamente antecedenti all'Unità d'Italia.


Video preso da Youtube che testimonia il fenomeno.

Nino Baldan

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